Situata su un pianoro a picco sulla pianura pontina, l’antica Norba colpisce per la sua posizione spettacolare e scenografica.
Le fonti antiche la ricordano già nel V secolo a.C., tra le città latine schierate contro Roma, ma è solo dopo la stipula del Foedus Cassianum, il trattato di pace che sancì la fine delle ostilità con la città tiberina, che il suo destino cambiò. Nel 492 a.C. fu inviata a Norba una nova colonia (nuova colonia) con la strategica funzione di costituire una roccaforte nel territorio pontino, in risposta alla sempre più imminente e pericolosa minaccia dei Volsci.
Nel corso dei secoli Norba rimase un’alleata leale di Roma: fedele persino nel 209 a.C., durante l’invasione di Annibale, quando molte città d’Italia rifiutarono il sostegno alla Repubblica. Il suo nome riemerge drammaticamente nella guerra civile tra Mario e Silla: schierata con Mario, fu l’ultima città a cadere nell’81 a.C., e i suoi abitanti scelsero la morte piuttosto che arrendersi.
Abbandonata e solo sporadicamente rioccupata, Norba appare oggi come un luogo sospeso nel tempo, dove è ancora possibile leggere l’impianto urbano e la vita di una città ferma all’inizio del I secolo a.C.
Ai lati dell’atrio si aprivano piccoli vani simmetrici – in genere cubicola, le stanze da letto –, mentre sul fondo erano disposti altri ambienti più ampi: quello centrale, il tablino, aveva funzioni di rappresentanza, e accanto ad esso il triclinio, utilizzato per i banchetti.
In una delle tre abitazioni (domus VI), è riconoscibile un ambiente destinato alla cucina con annessa latrina. La presenza di un bancone lungo la parete e di un piano di cottura in lastre di calcare, posto a terra, al centro dell’ambiente, contribuisce a definirne la funzione.
A testimonianza dell’evoluzione delle pratiche sociali tra II e I secolo a.C., i proprietari di una di queste abitazioni (domus IV) sentirono l’esigenza di ampliare, ristrutturare e decorare un vano da destinare a triclinium per accogliere gli ospiti a cena.
Provengono da questa sala due piedi in bronzo di un letto particolarmente raffinato, prodotto in Grecia o forse a Roma da artigiani greci. Curiose le sigle presenti sui due manufatti che dovevano rappresentare indicazioni per l’assemblaggio. I piedi sono oggi esposti presso Museo Archeologico di Norma.

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