
Il Castello di Sermoneta è una delle più imponenti fortificazioni medievali del Lazio, costruito a metà del XIII secolo dagli Annibaldi come rocca militare in posizione strategica tra Roma e Napoli. La struttura originaria comprendeva il Maschio, una torre in origine organizzata su quattro livelli e con un’elevazione maggiore di quella attuale, e la contro-torre ad esso affiancata detta il Maschietto e un grande edificio adiacente di cui restano solo le fondazioni.
Nel 1297, grazie all’intercessione di Papa Bonifacio VIII, Pietro II Caetani acquistò Sermoneta e i territori circostanti per 140.000 fiorini d’oro, trasformando la rocca in centro del potere feudale. I Caetani, appena entrati in possesso di Sermoneta, agli inizi del XIV secolo ampliarono il fortilizio già esistente degli Annibaldi attraverso l’aggiunta di nuovi corpi di fabbrica come la grande sala dei Baroni, l’edificio delle camere pinte, l’edificio cosidetto “vecchia cucina” e la realizzazione della primaria struttura della cinta muraria inglobando e restaurando la chiesetta di San Pietro. Una fase molto importante per la storia del castello e per la sua trasformazione è stata quella conseguente all’avvento al soglio pontificio di Rodrigo Borgia con il nome di Alessandro VI (1492-1503).
Nel 1499 Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò i beni: i lavori voluti dal papa consistettero nel rafforzamento e aggiornamento delle mura, nell’abbassamento del maschio, nella costruzione di un rivellino e della cittadella. Fu distrutta anche la chiesa di San Pietro in Corte, in un atto di damnatio memoriae verso la famiglia. Dopo la morte di Alessandro VI, Papa Giulio II restituì il feudo ai Caetani nel 1504. Nei secoli successivi il castello mantenne uno stato di conservazione mediamente discreto in relazione all’uso, fino a quando l’occupazione e il saccheggio da parte delle truppe francesi, verso la fine del XVIII secolo, accelerò il degrado del complesso edilizio. Nonostante il forte impoverimento del monumento – che negli ultimi decenni dell’Ottocento era stato anche dato in affitto – verso la fine del XIX secolo i Caetani tornarono ad occuparsene avviando imponenti lavori di restauro sotto la direzione di Gelasio Caetani.
Durante l’ultima guerra e negli anni seguenti, gli usi impropri hanno innestato un ulteriore degrado delle strutture e degli spazi. In tempi più recenti, la famiglia Caetani e la Fondazione Roffredo Caetani hanno man mano recuperato e valorizzato il castello, promuovendo all’interno di esso attività culturali con il coinvolgimento di prestigiose istituzioni nazionali e internazionali.